La camorra distribuisce la spesa a chi ha perso il lavoro per l’emergenza coronavirus”. L’opera dei parroci per arginare il fenomeno

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“Lo Stato? Se aspettate lo Stato, signora mia, fate la fame. Prendete qua, e ricordatevi chi veramente vi ha aiutato”. Suona più o meno così la frase pronunciata dall’ uomo che allunga con una mano la busta in plastica azzurra colma fino ai bordi. Dentro ci sono due pacchi di pasta da mezzo chilo l’ uno, zucchero, caffè, qualche scatoletta di tonno e merendine per bambini. A vestire i panni del finto benefattore è quasi sempre un ragazzotto sui vent’ anni, disponibile e affabile che intercetta i bisogni e le miserie di chi sta vivendo il dramma economico di una pandemia subdola e silenziosa. Lo chiamano il “welfare della camorra”. E’ tra i vicoli del centro storico di Napoli, piuttosto che all’ ombra dei palazzoni della periferia che si annida il pericolo. E’ qui che la malavita regala pasti e cibo in cambio di silenzio e complicità futuri. La sopravvivenza quotidiana per l’ omertà. “Laddove non ci sono realtà di associazionismo che riescono a monitorare il reale bisogno della popolazione, è chiaro che la camorra può entrare e infiltrarsi”.

Fonte: Famiglia Cristiana

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