Dopo la pandemia nulla sarà più come prima, ma come sarà?

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Dopo la crisi economica del 2012 si parlava della messa in discussione di un intero modello umano e sociale ed echeggiava la frase “Niente sarà più come prima”, un pronostico che non si è rivelato veritiero. Oggi lo scenario è molto diverso, ha assunto toni drammatici a causa di una crisi molto più ampia, cominciata come sanitaria ma diventata economica, politica, sociale. E quel “Niente sarà più come prima” è diventato un mantra.

Ma se non sarà più come prima come sarà? Quale nuovo volto avrà il nostro mondo?

A partire da queste domande Munera. Rivista europea di cultura ha voluto proporre un numero speciale solo online e già ora scaricabile gratuitamente intitolato “Il mondo che verrà”. “Un virus invisibile agli occhi ci mette davanti agli occhi uno spettacolo a cui nessuno di noi avrebbe mai creduto di dover assistere, perlomeno alle nostre latitudini. Ha sovvertito tutte le nostre certezze e sconvolto le nostre esistenze, a livello personale, sociale, politico, economico, finanche religioso”, si legge nell’ editoriale. E così Munera ha chiesto a esperti nazionali e internazionali di immaginare i connotati dell’ umanità di domani. Ne è emerso un volto tessuto con fili di solidarietà e compassione, un volto capace di guardare all’ essenziale e di riconoscere i paradigmi non più sostenibili che hanno retto il sistema fino ad oggi. E per fare questo è necessario progettare e sognare un mondo diverso.

Gli ambiti di riflessione proposti sono tre. Il primo è dedicato al tema “L’ esistenza e la spiritualità”. Le parole chiave dell’ etica che verrà sono vulnerabilità e responsabilità, a detta di Stefano Biancu, mentre Sergio Astori prospetta uno scenario che avrà al centro l’ inclusione sociale e i saperi che derivano dalle attività di cura. Pierluigi Galli Stampino ripone la speranza nel cuore, luogo della libertà per l’ uomo di prendere decisioni buone e al tempo stesso soglia del mistero e Ghislain Lafont ricorda la centralità della fratellanza, dell’ essere umani di fronte agli esseri umani, anche per ripensare la chiesa.

La seconda sezione è intitolata “La società e le istituzioni”, dove Giuseppe Gario invoca per il mondo che verrà una solidarietà economica, politica, sociale e istituzionale e Pasquale Rotunno indica il bene comune quale faro per il servizio pubblico di informazione. I concetti di cittadinanza inclusiva e di dimora sicura sono ribaditi nell’ intervento di Maria Antonietta Crippa, mentre Fabio Macioce prevede una nuova età dei doveri. Per Aldo Travi la crisi dell’ Italia è innanzitutto una crisi culturale e servirà una nuova etica pubblica. Infine Giuseppe Tognon mette in evidenza le difficoltà dell’ Europa a essere guida e ad avere una direzione comune da seguire.

“Le arti per un mondo diverso” è il tema dell’ ultima sezione che ospita quattro contributi. A partire da un quadro che rappresenta il trionfo della morte Calogero Miccichè descrive la bellezza della natura, balsamo per le ferite dell’ animo e per il trionfo della vita. Pierantonio Frare elogia il valore della letteratura che insegna l’ importanza e la riscoperta del tempo e la cura della parola. Claudio Bernardi e Annamaria Cascetta raccontano il ruolo centrale del teatro che mira a creare la comunità come opera da edificare continuamente. Uno sguardo viene rivolto anche al cinema attraverso le parole di Paola Dalla Torre che spiega come la settima arte abbia sempre ricordato agli esseri umani di non perdere di vista la propria umanità.
A completare il numero speciale sono le fotografie di Giovanni Chiaramonte, sotto il titolo Jerusalem, figure della promessa.

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