Congiunti, chi erano costoro?

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Congiunti, chi erano costoro? Come sciogliere l’ enigma di quali parenti sarà ammesso visitare dal 4 maggio in poi? Durante la conferenza stampa di ieri sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’ aveva spiegata così: «Spostamenti mirati per far visita a congiunti, siamo consapevoli che molte famiglie sono state separate: genitori con figli e nipoti con nonni, vogliamo consentire loro delle visite nel rispetto delle regole di distanziamento con l’ uso delle mascherine, non vuol dire che saranno consentiti party privati».

La ministra De Micheli ha or ora precisato su Rai Uno: «Che si tratta di fare appello alla responsabilità individuale, che non si tratta di fare pranzi di famiglia con venti cugini, ma di poter visitare singolarmente persone con cui si hanno legami affettivi stabili anche non legati da vincolo giuridico».

Il problema è che i congiunti, di cui parla il Dpcm che apre la fase due, sono un’ entità giuridicamente piuttosto indefinita: «Le fonti normative in cui si legge di “prossimi congiunti” o di “prossimo congiunto”», scriveva nel 2017 Giovanni Francesco Basini, ordinario di Diritto Privato all’ Università di Parma, «sono, oramai, più di un centinaio. Di fronte ad una così cospicua utilizzazione, legislativa e giurisprudenziale, della locuzione “prossimi congiunti”, chiunque s’ immaginerebbe una precisa definizione di cosa essa significhi e, perciò, di chi possa considerarsi congiunto prossimo (…). L’ art. 307 4° comma del Codice Penale., difatti, definisce i “prossimi congiunti” (“s’intendono per i prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti”). Al di fuori della legge penale, invece, non è per nulla chiaro o, almeno, non è definito normativamente, cosa si debba intendere quando il legislatore ci parla di “prossimi congiunti”. In verità, alcuni spunti “definitori” sono ravvisabili, qua e là, nelle fonti normative. Quasi sarebbe meglio, peraltro, che questi non vi fossero, poiché spesso essi creano più confusione che chiarezza».

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