FAMIGLIE E BAMBINI VITTIME DELLA SCUOLA ONLINE

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In questo periodo di grave emergenza sanitaria per l’epidemia di Coronavirus, che ha portato alla sospensione delle attività didattiche dal vivo, gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado sono sottoposti ogni giorno a continue e convulse maratone per seguire, come possono, lezioni a distanza sulle diverse piattaforme digitali, messe a disposizione dalle scuole.

Queste lezioni impegnano quotidianamente molte ore i ragazzi davanti a computer, cellulari e tablet. Purtroppo dall’abuso di questi apparecchi derivano molti pericoli per il cervello dei nostri giovani che sono ampiamente documentati e denunciati da psicologi e neuropsichiatri in tutto il mondo. A quanto pare però è l’unico sistema di apprendimento offerto ai nostri figli, almeno fino a settembre, ma s’ipotizza che possa diventare la didattica del futuro.

E’ allora davvero importante, considerata la situazione prolungata e incerta che si sta profilando, analizzare alcuni disagi psicologici e didattici legati alla DAD (Didattica A Distanza).

Innanzitutto è evidente che questo metodo di insegnamento lascia indietro i bambini più fragili, che necessitano di una didattica personale e personalizzata, perché è la didattica che dovrebbe adattarsi alle esigenze peculiari di ogni bambino e non viceversa. In questo modo invece, bambini e ragazzi di fasce di età molto diverse, con disabilità o difficoltà di apprendimento o meno, devono adattarsi forzatamente ad una didattica impersonale, gelida, priva di contatto umano e senza possibilità di interazione.

Vengono somministrate informazioni e nozioni a tutta velocità, perché spesso si ha fretta di finire il programma, da parte di insegnanti che non hanno più il contatto diretto coi loro alunni e che, se pur armati di grande buona volontà, rischiano di assumere un ruolo puramente impiegatizio.

Questo metodo di apprendimento inoltre, non tiene minimante in considerazione l’oggettiva e innegabile difficoltà di concentrazione degli alunni costretti per ore davanti al pc. La fatica dell’apprendimento infatti, in una situazione così innaturale e priva di stimoli umani e creativi, è destinata a farsi sentire esponenzialmente e nel giro di pochi minuti.

In questo momento di difficoltà emerge chiaramente quale dovrebbe essere la vera natura della scuola, il suo scopo più alto: essa non può essere considerata un servizio come un altro, un’operazione meccanica da compiere, con una funzione fine a se stessa. La scuola dev’essere prima di tutto il luogo per una formazione umana integrale, come diceva il grande educatore Don Giussani.

La sua funzione non può essere sostituita da alcun mezzo tecnologico, perché non si tratta solo di riempire la mente dei nostri giovani di nozioni, come fosse un secchio vuoto da colmare, ma di collaborare con le famiglie per formare i ragazzi come individui strutturati, capaci di interpretare la realtà che li circonda, ponendo obbiettivi alti, stimolando la loro fantasia e intelligenza, aumentando la loro autostima, rinsaldando i legami di appartenenza, di solidarietà e aiuto reciproco, per formare uomini e donne pronti ad affrontare il futuro. La didattica è quindi un mezzo, non il fine. E una scuola che miri solo a “completare il programma”, senza preoccuparsi di aiutare i giovani a dare un significato intellegibile alla circostanza drammatica che stiamo affrontando lasciandoli soli e disorientati, sarebbe una scuola che ha tradito la sua missione.

Pensiamo solamente come il Sommo Poeta, Dante, indichi come fine per cui avrebbe composto la Divina Commedia, quello di “fornire a tutti gli spiriti un alimento di vita”, e pensiamo invece a quanto la DAD sia distante anni luce dal vero scopo della scuola.

Un’altra questione che potrebbe sembrare banale, ma è invece molto importante ai fini di una serena elaborazione psicologica ed emotiva di un percorso svolto, riguarda la “ritualità” di un passaggio così importante, com’è quello che molti alunni faranno concludendo un ciclo di studi. Come si può pensare di terminare un ciclo scolastico semplicemente online? Senza prepararsi e aiutarsi a vicenda con i compagni, senza incontrare di persona gli insegnanti che ti hanno seguito e formato, senza l’emozione e lo stimolo di una prova che segnerà la conclusione e il coronamento di un percorso così importante? E ancora, dal punto di vista delle famiglie che tra pochi giorni riprenderanno il lavoro, come potrà la DAD conciliarsi ed essere d’aiuto ai genitori, che saranno impegnati quasi tutto il tempo con il lavoro e la gestione dello stress per la situazione nuova e difficile? Chi si prenderà cura di questi bambini incollati al computer? Chi li seguirà nei compiti pomeridiani, considerando anche le restrizioni che l’ultimo decreto ancora prevede e che rende praticamente impossibile affidare i piccoli alunni ai loro nonni, per chi ha la fortuna di averli, o ad altri?

Non si comprende, poi, come mai le scuole nel resto dell’Europa stiano riaprendo o riapriranno a breve i battenti, ma in Italia è già stato deciso e non se ne parlerà prima di Settembre. Alla luce di queste semplici considerazioni e di molte altre autorevoli valutazioni, che tanti esperti della didattica e della psicologia stanno facendo in questi giorni, chiediamo che il Ministero dell’Istruzione si interroghi su tutto questo, ne prenda atto e offra delle soluzioni valide, concrete e subitanee a questo enorme disagio che grava pesantemente sulle spalle delle famiglie italiane e dei suoi giovani.

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