A Paestum grazie a don Pasquale un’ondata di pentimenti: pioggia di monete restituite

Condividi questa notizia con...
Share on Facebook
Facebook
0Pin on Pinterest
Pinterest
0Tweet about this on Twitter
Twitter

Una donna desidera restituire un vaso greco, finito chissà come, a casa sua. Un gesto di liberazione, a cui l’arte non è estranea.  La bellezza salverà il mondo, e anche la coscienza? A questo dubbio prova a rispondere don Pasquale Gargione, sacerdote a San Marco di Castellabate, splendido paesino del Cilento, costa sud della Campania, a cui la donna ha confessato la buona volontà di rendere l’antico cimelio. Non è un caso se si pensa che poco tempo fa un uomo, dopo essersi confessato, ha consegnato delle monete di epoca greca alla sovrintendenza archeologica di Paestum, uno dei più bei siti della Magna Grecia, qui, dove il sole dopo la pioggia fa capolino, mentre gli uccelli migratori riposano sugli ulivi non lontani dal foro romano. «Ho postato sulla mia pagina la notizia della restituzione delle monete perché il bene può coinvolgere, fare del bene fa bene», commenta don Pasquale. «Poi, dopo aver letto il mio post, una donna mi ha comunicato che aveva fatto il suo dovere, riconsegnando ciò che doveva, segno che il bene è contagioso. Ho scritto sul potere del sacramento della riconciliazione, un bel segnale in questo momento difficile».  

Il riferimento era alla restituzione di più di 200 monete antiche al Parco Archeologico di Paestum, l’ultima di una serie da parte di persone che, mosse dal rimorso, hanno deciso di riconsegnare quanto non apparteneva a loro. Lo ha raccontato il responsabile dell’area archeologica Gabriel Zuchtriegel, oggi dirigente a Pompei, un tedesco amante dell’Italia. Una prima analisi dei materiali da parte del professor Federico Carbone, numismatico dell’università di Salerno, rivela che tra originali antichi, si nascondeva qualche falso. Di 208 reperti, 201 sono originali, 5 sono in argento. Una medaglietta è in alluminio, gli altri sono in lega di rame. Tra le monete troviamo dei bronzi della zecca di Paestum, esemplari dal III sec. a.C. fino all’età augustea (che si conclude agli inizi del primo secolo d.C.), reperti compresi tra la metà e la fine del IV sec. a.C.. e bronzetti di Poseidonia, di Velia e di media età imperiale. Don Pasquale, la confessione è un sacramento fuori moda, superfluo? «Di fronte all’individualismo di alcuni cristiani, al faccio tutto da me, senza intermediari, questi episodi testimoniano che il sacerdote ha ancora un ruolo nella riconciliazione con il sacramento della guarigione interiore».

Fonte: famigliacristiana.it

Commenti Facebook
Condividi questa notizia con...
Share on Facebook
Facebook
0Pin on Pinterest
Pinterest
0Tweet about this on Twitter
Twitter